Pagina:Poemetti italiani, vol. X.djvu/83

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Te vidi un tempo là dove discende
Di Parigi al romor muta la Senna,
Non già in piume seder nel fasto involto,
Ma grave, e accorto di Nestorei detti
Versar fiumi dal petto in duri tempi.
” Pensoso più d’altrui, che di te stesso.
Parte maggior del Veneto destino
Anche nell’ozio tuo, bene il rammento,
L’alto ingegno nudrir d’elette cose
Era tua cura, e con acuto sguardo
Le molle esaminare, onde la grande
Macchina muove degli stati, o torna
All’antico vigor languida, e stanca.
Piagata il sen dalle civili guerre,
Povera, e sconsolata in mezzo a tanti
Dal cielo al suo terren largiti doni
Languia la Francia di quell’arti ancora
Indotta, onde Amsterdam cresceva, e Londra.
Caro a Mercurio allor surse Colberto,
Di magno Re ministro anche maggiore;
E sì fur volti i bellicosi Galli
Agli studj di pace: i bei lavori
Di seta rifiorir là dove Senna
S’accompagna con Rodano, e lunghesso
Samara imprese i bei lavor di lana
L’industre Vanrobets. Dai monti ombrosi
Scendon gli abeti al mar, nuotan le navi: