Pagina:Poemi (Byron).djvu/148

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144 il giaurro

Vinto, di sdegno impazza; unico e tristo
Trova conforto ne lo ascoso dardo,
Ch’ai nemici serbava, avvelenato
445Che mai non punse invan; tronca ogni pena
Con un tormento sol, e il disperato
Cerebro fere. Così ha fin de l’alma
Tutto l’orror, o così l’alma vita
Ha simile a scorpion, in mezzo al foco;
450Uomo così, cui di crudel ferita
Il rimorso ha trafitto, si contorce;
Inutile a la terra, esul dal Cielo,
Ha sotto i piè disperazion, sul capo
Tenebrìa, fiamme intorno, e in seno...morte!



455Il fosco Hassan fugge lo Harem, nè a volto
Di donna più lo sguardo inclina; in caccie
Inusitate l’ore sue consuma,
E sua non è del cacciator la gioja;
Oh, così Hassan mai non fuggì, quand’era
460Bella del suo serraglio abitatrice
Lejla!... Ma quì costei più non alberga?...
Tel’ dica Hassan; ei solo il può... Sommessa
Voce intanto sen’ va di labbro, in labbro,