Pagina:Poemi (Byron).djvu/26

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24 il corsaro

Quel che tenta il più ardito in pien meriggio;
Vede a l’orror di tutti, e i suoi nemici,
Al par di sè, vedea temuti e vili;335
Solitario, fantastico, feroce,
Onta non paventò, non sentì affetto;
Spaventoso il suo nome, eran sue gesta
Meraviglie a ridirsi; il temean molti,
Ma niun spregiarlo ardìa; l’abbietto verme340
Calpesta il vïator, ma il piè rattiene,
Nè svegliar osa dell’avvolta serpe
L’assopìto venen. Quei si contorce
E invendicato muor; di sue volute
Avvince l’altra l’offensor crudele;345
Spegne il nemico, ed inconquisa spira
Sol quando più non ha, tosco, nè strale!....

XII.

    No, non è l’uom tutto malvagio. Ha nido
Purrissimo, söavissimo un affetto,
Ch’unqua non parte, anco in reo sen. Inganno350
Di folle gioventù gli interni moti
D’altrui, dicea Corrado, e i moti suoi
Pugnava intanto a soffocar.... ma invano!
Chè l’indomabil palpito incessante