Pagina:Poemi (Byron).djvu/63

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il corsaro 61

IX.

Uom di medic’arte
A lui s’accosta; non mercè il conduce,
Ma barbaro desìo di saper quanto
Di vita ei serbi, e tanto, ahimè! ne trova
Onde carco di luride catene,
Attender possa il nuovo giorno, e il duro
Che Seid gli prepara orrendo scempio.
Domani sì, domani da l’occaso,
Di Corrado vedrà le atroci pene
Il Sol cadente incominciar, e quando
De l’usato color tinga l’Oriente,
Vedrà se brevi, o interminate furo,
E il scellerato palo.... Ahi che tormento
Quest’è peggior d’ogni tormento!.... Sete
Ad infinito agonizzare aggiunge;
Sete crudel, cui morte anco più cruda
Spegner ricusa, e ad ogni dì che sorge
Intorno intorno a la nefanda scena
L’affamato sparvier, l’ala distende.
» Oh una stilla! una stilla!» Il dispietato
Odio insulta al pregar, e la bramata
Tazza niega a la vittima, chè morte
N’ha, sol che la delìbi. Il fato è questo,