Pagina:Poemi (Byron).djvu/65

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il corsaro 63

Duolo d’amor, inariditi allori,
Vita languente, non gustate gioje,
Odio, spregio di lor che sorgon lieti
Su la nostra ruina, disperati
Anni che più non son, precipitoso
Avvenir che ne addita, e presto, ahi troppo!
Cielo, ed inferno; opre, pensieri, accenti
Non obblìati mai, ma come or, forse
Tutti non ramentati; e quel che lieve,
O dilettoso parve un giorno, e or fassi,
Per più severo cogitar, delitto,
Sozzo non men, perchè più ascoso allora;
Tutto da cui sguardo mortal rifugge,
Col suo segreto addolorar ti mostra
Un nudo cor, tutto tu vedi in fondo
D’un avel che si schiude, infin che desto
Non è l’orgoglio che lo specchio afferra
Da l’occhio tuo l’invola, e poi lo spezza.
Tutto l’orgoglio, può velar, sì tutto
Che di più orrendo ha morte, e prima, e poi,
Sfida il coraggio. Quindi ha merto, e lode
Colui che astuto Ipocrita nasconde
Il suo timor, quinci d’invitto ha fama,
Non quel che folle alto millanta e fugge,
Ma chi per lungo meditar d’affanni