Pagina:Poemi (Byron).djvu/92

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
90 il corsaro

Non dubbia colpa meditar, ahi tardi!
Scorgere, ahi tardi! inevitabil sorte;
L’ore contar che da l’acerbo fine
Ti dividono ancor; e non amico
Aver che ti conforti, e narri poi
Qual ti rinvenne morte, audace, e pronto;
Cinto da’ tristi, cui versare è dolce
De la calunnia il fiel, fin su l’estrema
Scena del viver tuo; l’atroce schiera
De’ tormenti mirar, cui ben può l’alma
Coraggiosa affrontar, non la straziata
Natura sofferir; sentirsi in petto
Fremer l’unico gemito, che toglie
Al valor la più cara ultima lode;
Veder la vita che abbandoni, in terra
Respinta sì, che mal securo è il Cielo;
E colei,... l’amor tuo,... celeste al mondo
Dolcezza tua.... tolta per sempre; è questa
L’orrenda folla de’ pensier, che lenti
Strazian Corrado; lo spietato è questo
Duolo più che mortal, che lo divora,
Cui regge;.. e come?... Oh, a che mel’ chiedi!.. regge;
Picciol vanto non è!....