Pagina:Poemi (Byron).djvu/94

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92 il corsaro

Che non sia vano l’orrido periglio;
Ivi la man grave di ferri al Cielo
Solleva, e prega; .... prega che pietoso
Un fulmin scenda a incenerirlo; il voto
Empio, e il duro metàl schiudon la via
A la folgore invan, di piombar sdegna,
Sdegna ferir; tremenda in alto scoppia,
Lungo n’è il rombo,....vien manco,... si perde..
Solo è Corrado, al misero simìle,
Cui l’amico infedel lascia nel pianto!....

VIII.

È notte al sommo: appo l’immane porta
Move leggiero un piè,... sosta,... s’avvanza,
Stride sommessa la ritrosa chiave,
Stride la ferrea spranga.... È dessa!.... È lei
Che il suo cor presagìa.... Gulnara! .... Spirto
Sceso dal ciel, sebben rea schiava, or sembra
A Corrado costei, più che non pinge
Santo eremita la speranza, bella.
Ma dacchè quì non venne, scolorita
Ha più la guancia, par che tutta tremi,
E giunge appena, e un inquïeto sguardo
Col negro occhio gli vibra, e tal che parla