Pagina:Poemi conviviali (1905).djvu/103

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il ciclope 83

coi greggi attorno, il mento sopra il pino.
E io sedessi all’ombra sua, nel lido!
     Disse, e ai compagni longiremi ingiunse
di salir essi e sciogliere gli ormeggi.
Salirono essi, e in fila alle scalmiere
facean coi remi biancheggiare il flutto.
E giunti presso, videro sul mare,
in una punta, l’antro, alto, coperto
di molto lauro, e v’era intorno il chiuso
di rozzi blocchi, e lunghi pini e quercie
altochiomanti. E il vecchio Eroe parlava:
     Là prendiam terra, ch’egli dal remeggio
non ci avvisti; ch’a gli orbi occhio è l’orecchio;
e non ci avventi un masso, come quello
che troncò in cima di quel picco nero,
e ci scagliò. Rimbombò l’onda al colpo.
     Ed accennava un alto monte, tronco
del capo, che sorgeva solitario.


XIX


il ciclope


     Ecco: ai compagni disse di restare
presso la nave e di guardar la nave.
Ed egli all’antro già movea, soletto,
per lui vedere non veduto, quando
parasse i greggi sufolando al monte.
Ora all’Eroe parlava Iro il pitocco:
     Ben verrei teco per veder quell’uomo
che tanto mangia, e portar via, se posso,
di sui cannicci, già scolati i caci,
e qualche agnello dai gremiti stabbi.