Pagina:Poemi conviviali (1905).djvu/158

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138 poemi di psyche

E tu ne temi, ch’egli là minaccia
impazïente, e sempre ulula e corre;
e spesso guazza nel profondo fiume,
come la pioggia, e spesso crolla il bosco,
al par del vento; e non è mai l’istante
che tu non l’oda o non lo veda, o Psyche,
Pan multiforme. Eppur talvolta ei soffia
dolce così nelle palustri canne,
che tu l’ascolti, o Psyche, con un pianto
sì, ma che è dolce, perché fu già pianto
e perse il tristo nel passar dagli occhi
la prima volta. E tu ripensi a quando
vergine fosti ad un’ignota belva
data per moglie, crudel mostro ignoto.
E sempre al buio tu con lui giacesti
rabbrividendo docile, ed alfine,
vigile nel suo sonno alto di fiera,
accesa la tua piccola lucerna,
guardasti; e quella belva era l’Amore.


     E lo sapesti solo allor che sparve,
l’Amore alato. E ne sospiri e l’ami.
E nella casa di ben fatta argilla,
dove sei schiava delle voci ignude,
sempre l’aspetti, che ritorni, e dorma
con te. Tu piangi, quando Pan, la notte,
fa dolcemente sufolar le canne;
piangi d’amore, o solitaria Psyche,
nella tua casa, dove più non tieni
posto, che l’ombra, e non fai più rumore,
che l’alito; e le voci odi che fanno
all’improvviso a te cader dal ciglio
la stilla che non ti volea cadere.