Pagina:Poemi conviviali (1905).djvu/160

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
140 poemi di psyche

fila incessanti di formiche, ed opre
vengono a te; ma prima i grani d’orzo,
pesi, e i bislunghi pippoli di vena
portano, due di loro uno di quelli;
fanno le veccie di tra il biondo miglio,
poi fanno il miglio minimo, poi vanno.
E resta a te la polvere di semi,
di cui ciascuno dal suo nulla esprima
un lungo stelo e il molle fior del sonno.


     E il molle sonno tu lo chiami, o Psyche,
dacché di quelle voci una, la voce
che non t’ama e ti sgrida aspra, ti disse:
« Vil fanticella, prendi questa brocca
e va per acqua al nero fonte; al fonte
di cui sgorga l’oscura onda, sotterra,
al fiume morto. Esci per poco, e torna ».
E tuo mal grado, o schiavolina, andasti
con la tua brocca di cristallo al fonte;
e là vedesti, su la grotta, il drago,
l’insonne drago, sempre aperti gli occhi;
e tu chiudesti, o Psyche, i tuoi, da lungi
rabbrividendo; ed ecco, non veduto,
uno ti prese l’anfora di mano,
che piena in mano dopo un po’ ti rese,
e dileguò. Tu lentamente a casa
tornavi smorta, e con un gran sospiro
apristi gli occhi, e nel cristallo puro
tu guardasti l’oscura acqua di morte,
e vi vedesti il vortice del nulla.
E ne tremasti. E Pan allora un dolce
canto soffiò nelle palustri canne,
che tu piangesti a quel pensier di morte