Pagina:Poemi conviviali (1905).djvu/81

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la zattera 61

correa da sé nella stellata notte,
e prendean sonno i marinai su i banchi,
e lei portava il vento e il timoniere.
L’Eroe giaceva in un’irsuta pelle,
sopra coperta, a poppa della nave,
e, dietro il capo, si fendeva il mare
con lungo scroscio e subiti barbagli.
Egli era fisso in alto, nelle stelle,
ma gli occhi il sonno gli premea, soave,
e non sentiva se non sibilare
la brezza nelle sartie e nelli stragli.
     E la moglie appoggiata all’altro muro
faceva assiduo sibilare il fuso.


VII


la zattera



     E gli dicea la veneranda moglie:
Divo Odisseo, mi sembra oggi quel giorno
che ti rividi. Io ti sedea di contro,
qui, nel mio seggio. Stanco eri di mare,
5eri, divo Odisseo, sazio di sangue!
Come ora. Muto io ti vedeva al lume
del focolare, fissi gli occhi in giù.
     Fissi in giù gli occhi, presso la colonna,
egli taceva: ché ascoltava il cuore
10suo che squittiva come cane in sogno.
E qualche foglia d’ellera sul ciocco
secco crocchiava, e d’uno stizzo il vento
uscia fischiando; ma l’Eroe crocchiare
udiva un po’ la zattera compatta,
15opera sua nell’isola deserta.