Pagina:Poemi conviviali (1905).djvu/86

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66 l’ultimo viaggio

40che dona, cupo brontolando in cuore,
ma dona: il mare fulgido e canoro,
ch’è sordo in vero, ma più sordo è l’uomo.
     Or al mendico il vecchio Eroe rispose:
O non ha la rupestre Itaca un buono
45suo re ch’ha in serbo molto bronzo e oro?
che verri impingua, negli stabbi, e capre?
cui molto odora nei canestri il pane?
Non forse il senno d’Odisseo qui regge,
che molto errò, molto in suo cuor sofferse?
50e fu pitocco e malvestito anch’esso.
Non sai la casa dal sublime tetto,
del Laertiade fulgido Odisseo?


X


la conchiglia



     Il malvestito non volgeva il capo
dal mare alterno, ed al ricurvo orecchio
teneva un’aspra tortile conchiglia,
come ascoltasse. Or all’Eroe rispose:
     5O Laertiade fulgido Odisseo,
so la tua casa. Ma non io pitocco
querulo sono, poi che fui canoro
eroe, maestro io solo a me. Trovai
sparsi nel cuore gl’infiniti canti.
10A te cantai, divo Odisseo, da quando
pieno di morti fu l’umbratile atrio,
simili a pesci quali il pescatore
lasciò morire luccicando al sole.