Pagina:Poesie (Carducci).djvu/33

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juvenilia 9

Il ceffo orribile, le mani oscene,
L’invidia rabida d’ogni opra buona
Che tutta gli agita la rea persona.
165Fuggi.... No: sorgigli diritto in faccia,
La mia ripetigli vecchia minaccia,
Con fronte impavida, con voce intiera:
Fucci filologo, frusta e galera.
Poi, se la fulgida ira s’alléni,
170Vola a i dolcissimi colli tirreni,
Ove dal facile giogo difese
In contro a borea d’ombra cortese
Svarian le candide magion pe’ clivi
Tra vigne e glauche selve d’olivi.
175Ivi di limpida luce piú viva
Riveste l’etere la sacra riva;
E il sole arridere come ad amiche
Pare a le splendide colline antiche,
Quando, partendosi, la favolosa
180Cima fesulea tinge di rosa.
De la virginea certa saetta
Ove ancor timido Mugnone affretta
Ad Arno e misero par che lamenti
I mal concessigli abbracciamenti,
185Tra il fiume e d’arido monte le spalle
Il pian riducesi in poca valle,
E in mezzo a’ nitidi cólti un’ascosa
Da placidi alberi magion riposa.
Ivi, o mio tenue libro, al Chiarini
190Chiedi pe’ profughi genî latini,