Pagina:Poesie (Carducci).djvu/342

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316 levia gravia


Ahi lasso! e, quando la stagion novella
Rallegra i cori e fa pensar d’amore,
Vien ne la mente mia la donna bella
Che mi fu tolta; ond’io vivo in dolore.
175Chiamo il suo nome, e mi rispende il core:
Lasso, che cerchi? altrove ella è perfetta.

Cosí cantò Sennuccio: e gran pietate
De le donne gentili i petti strinse;
E dolorosa un’ombra in su le fronti
180De’ guerrieri abbronzate errava, come
Se un gran fato presente a ogn’un toccasse
Le menti; e raro il favellar s’accese
Su l’oscura ed estrema ora del magno
Arrigo. ― Al morto imperator conceda
185Dio la sua pace: a lui gloria ne’ canti,
Imperator de le toscane rime,
Dante darà: noi la vendetta. Ancora
Su le torri pisane ondeggia al vento
Il sacro segno, ed Uguccione intorno
190Fior di prodi v’accoglie e di speranze.
Lombardia freme; e un cavalier novello,
Sprezzator di riposo e di perigli,
Leva tra i due mastin l’aquila invitta.
Se Dio n’aiuti, rivedrem, Sennuccio,
195De’ guelfi il tergo; rivedrem le belle,
Che ne disser piangendo il lungo addio,
Facce d’amore. Oh, di Mugel selvoso