Pagina:Poesie (Carducci).djvu/344

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318 levia gravia

Chi renderlo potrebbe oggi che fede
225Non tien la lingua a l’abondante core?

Luce d’amore che ’l mio cor saluta
E intelligenza e vita entro vi cria
Move dal riso de la donna mia.

I’ dico che giacea l’anima stanca
230In su la soglia de la vita nova,
Qual peregrino a cui la forza manca
E vento greve il batte e fredda piova,
Che vinto cade, e lontan pur gli giova
Mirar la terra dolce che il nutria.

235Cosí l’anima trista si smarriva
Abbandonata de la sua virtute,
E il caro tempo giovenil fuggiva,
E tutte cose intorno erano mute:
Ma a confortarla di fresca virtute
240Una beata visïon venía.

Fanciulla io vidi di gentil bellezza
Creata con desio nel paradiso:
Luceva la sua gaia giovinezza
Nel piacimento del sereno viso,
245E tutta la persona era un sorriso
E ogni atto ed ogni accento un’armonia.