Pagina:Poesie (Monti).djvu/21

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PROSOPOPEA DI PERICLE 5

Vedi dal suolo emergere
     Ancor parlanti e vive
     Di Perïandro e Antistene1
     52Le sculte forme argive:
Da rotte glebe incognite
     Qua mira uscir Biante2,
     Ed ostentar l’intrepido
     56Disprezzator sembiante;
Là sollevarsi d’Eschine3
     La testa ardita e balda,
     Che col rival Demostene
     60Alla tenzon si scalda.
Forse restar doveami
     Fra tanti io sol celato,
     E miglior tempo attendere
     64Dall’ordine del fato?
Io che d’età sí fulgida4
     Piú ch’altri assai son degno?
     Io della man di Fidia5
     68Lavoro e dell’ingegno?
Qui6 la fedele Aspasia,


60. La lingua irrita e scalda (S. R.).

62-64. Fra tanti io Solo ascoso, Ed un momento attendere Piú fausto e glorïoso? (S. R. ’81).

65-68. Io che cent’altri accendersi Farò di giusta invidia, Perché son opra e studio De lo scalpel di Fidia? (S. R. ’81). Travaglio e dell’ingegno?(’83 e ’87).

69. Qui la formosa Aspasia (S. R.).

    a’ vv. 65 e 145.

  1. 51. Perïandro: uno de’ sette sapienti. — Antistene: il fondatore della scuola dei Cinici (gr. kúon: cane, perché vivevano con disprezzo della civiltà e dei comodi della vita). Circa le sue dottrine cfr. Cicerone De Nat. D. I, 13.
  2. 54. Biante: un altro de’ sette sapienti, il quale è lodato d’«intrepido disprezzator sembiante» per il famoso detto che di lui ricorda Cicerone (Parad. I, 1): Omnia mea porto mecum.
  3. 57. Eschine: grande oratore ateniese, ma pessimo uomo (390 circa-315 av. C). che contro il concittadino Demostene (384 circa-322 av. C.), il massimo degli oratori antichi (cfr. Cicerone Orat. 29, 104), recitò due delle tre orazioni che di lui ci sono pervenute. Demostene rispose con l’orazione Per la corona, l’ultima e la migliore delle molte che scrisse, nella quale, contro l’avversario, partigiano di Filippo, si mostrò, com’era, amante della libertà della patria e degno della corona d’oro decretatagli da Ctesifonte.
  4. 65. età sí fulgida: «quella di Pio VI, durante la quale, come il M. cantò nella Bellezza dell’Univ. (v. 266), «al suol romano d’Augusto i tempi e di Leon tornarno». Cas.
  5. 67. Fidia: il massimo degli scultori antichi, nato di Carmide ateniese tra il 490 e il 480 av. C. Quando Pericle tenne la signoria d’Atene, egli sopraintese alla costruzione degli edifizi pubblici onde fu abbellita la città, specialmente del Partenone; pel qual tempio fece e fece fare tutte le sculture esterne, ma volle egli solo fabbricare la ricchissima statua di Minerva, ritta in piedi, che d’una mano teneva l’asta, dell’altra una statuetta della Vittoria. Altre moltissime statue fece d’altre divinità (famosa quella di Giove Olimpico), per le quali meritò d’essere salutato da Quintiliano (XII, 10) scultore degli dei.
  6. 69. Qui: in Roma o, piú precisamente,