Pagina:Poesie (Monti).djvu/257

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CANTO PRIMO 241

     Dovunque passa riverenti e curvi
     550Dan loco i rami della selva; e l’aure
     Non osano di far rissa e bisbiglio.
     Volse indi l’occhio addietro, e, donde tolta
     S’era la nube, in piè rizzarsi mira
     Cosí bella una ninfa, che alla stessa
     555Corrucciosa Giunon bella parea.
     Sventurata beltà! L’ira e il dispetto
     Tu crescesti nel cor della gelosa,
     Che spiccossi qual lampo e rabbuffata
     Con questi accenti alla rival fu sopra:
     560E qual ti prese insania ed arroganza,
     Insolente mortal, che una cotanta
     A me far osi ingiuria, e non mi temi?
     Ravvisami, proterva: io degli dèi
     Son l’eterna reina, io la sorella,
     565Io la sposa di Giove. Scolorossi,
     Tremò, si sgomentò, non fe’ parola
     La misera Feronia; e, siccome era
     Scomposta i veli1 e le bende e le chiome
     Dell’amplesso celeste accusatrici,
     570Mise in tutto furor la sua nemica.
     La qual, su lei di rinnovar bramosa
     Di Callisto la pena2, ad un vincastro
     Diè rabbiosa di piglio e la percosse.
     Attonito restò l’occhio e la mano
     575Dell’acerba Giunon, quando dell’altra
     Vide al colpo divino invïolata
     Resistere la salma3 e le primiere
     Sembianze rimaner: tosto conobbe
     Che di tempra immortal fatta l’avea
     580L’onnipossente nume: onde sdegnosa,
     Ché a vòto mira uscito il suo disegno,
     E terribile e ria piú che mai fosse,
     Questo, disse, al mio scorno anco mancava,
     Adultera impudente, che dovesse


552-4. Retro quindi alla parte onde si tolse L’arcana nebbia rivoltò la bieca Dira lo sguardo; ed ecco in pie rizzarsi Cosí bella una ninfa,

565. Iscolorossi

580. L’onnipossente padre

    sotto l’ombra delle sacre penne...» Cfr. anche Parini Od. VIII, 19.

  1. Scomposta i veli: Accus. di rel. Cfr. la nota al v. 26, p. 3.
  2. Di Callisto la pena: Giunone irata contro la ninfa Callisto amata dal marito, dopo averla rimproverata aspramente, la prese pe’ capelli e la gettò per terra. Dixit: et, adversa prensis a fronte capillis,
    Stravit humi pronam. Cfr. Ovidio Metam. II,
    476 e Fast. II, 155 e segg.
  3. salma: