Pagina:Poesie (Monti).djvu/84

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68 IN MORTE DI UGO BASSVILLE

     135Sul letto de’ ladroni a morir tratto;
E fra i silenzi delle turbe cupi
     Lui sereno1 avanzar la fronte e il passo
     In vista2 che spetrar potea le rupi?
Spetrar le rupi e sciorre in pianto un sasso:
     140Non le galliche tigri3. Ahi! dove spinto
     L’avete, o crude? Ed ei v’amava! oh lasso!
Ma piangea4 il sole di gramaglia cinto,
     E stava in forse di voltar le rote
     Da questa Tebe5 che l’antica ha vinto.
145Piangevan l’aure per terrore immote,
     E l’anime6 del cielo cittadine
     Scendean col pianto anch’esse in su le gote;
L’anime che costanti7 e pellegrine
     Per la causa di Cristo e di Luigi8
     150Lassú per sangue9 diventâr divine.
Il duol10 di Francia intanto e i gran litigi
     Mirava Iddio dall’alto, e giusto e buono
     Pesava il fato della rea Parigi.
Sedea sublime sul tremendo trono;
     155E sulla lance11 d’òr quinci ponea
     L’alta sua pazienza e il suo perdono,
Dell’iniqua città quindi mettea
     Le scelleranze tutte; e nullo ancora
     Piegar de’ due gran carchi si vedea.
160Quando il mortal giudizio e l’ultim’ora

    Luigi XVI.

  1. sereno.... la fronte: Accus. di relaz. Cfr. la nota al v. 26, p. 3.
  2. In vista ecc.: Varano Vis. V, 365: «Sí dirotte spargean lagrime acerbe, Che avriano un sasso per pietà diviso».
  3. le galliche tigri: i crudelissimi Francesi.
  4. Ma piangea ecc.: «Sembra legge tra i poeti ricevuta di non descrivere mai qualche grande ed orribile avvenimento senza il soccorso dei deliquî solari. Cosí Virgilio nella morte di Giulio Cesare; cosí Lucano nello scoppio delle guerre civili». Mt.
  5. Da questa Tebe ecc.: Da Parigi, che ha vinto per orrendi misfatti l’antica città della Beozia, ove furono commesse le grandi scelleratezze de’ discendenti di Laio. Cfr. Dante Inf. style="", 89.
  6. l’anime' ecc.: i beati, che anche il Petrarca (P. III, canz. ii, 44) chiama «l’anime che lassú son cittadine».
  7. costanti ecc.: ferme nella loro fede durante il loro pellegrinaggio in terra. È, quanto alla forma, una specie d’endiadi, e, quanto alla sostanza, un concetto tutto cristiano. Cfr. 8. Paolo Cor. I, v, 6.
  8. di Cristo e di Luigi: della religione e della monarchia.
  9. per sangue: per martirio. «Una bella comparsa di ombre condotte dalla pietà a contemplare qualche gran fatto tragico puoi vederla nell’Omero germanico, laddove nella Messiade fa uscire dai sepolcri agitati dal terremoto le ombre de’ patriarchi ad assistere sul Calvario all’agonia di Gesú Cristo in mezzo agli angeli, che vanno e vengono su e giú, tutti piaugendo». Mt.
  10. Il duol ecc.: Omero lliad. VIII, 87 (trad. M.): «Alto spiegò l’onnipossente Iddio L’auree bilancie, e due diversi fati Di sonnifera morte entro vi pose, Il troiano e l’acheo. Le prese in mezzo, Le librò, sollevolle, e degli Achivi Il fato declinò, che traboccando Percosse in terra, e balzò l’altro al cielo». Cfr. anche Daniele V, 27.
  11. lance: bilancia (lat.). Petrarca P. II, canz. vi, 39: «Quant’era meglio.... E le cose mortali E queste dolci tue fallaci ciance Librar con giusta lance». Tasso, xx, 50: «Cosí si com-