Pagina:Poesie greche.djvu/66

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23. Dello stesso.

Lavàti, o Prodica,
  C’incoroniamo;
  Di vin grandissimi
  Nappi votiamo.
Dei lieti è rapida
  La vita: arresta
  Vecchiaia il gaudio,
  Poi morte resta.

24. Dello stesso.

Di Giuno, o Mèlita.
  Gli occhi hai, le belle
  Mani di Pallade,
  E le mammelle
Hai tu di Venere,
  Di Teti il piede.
  Oh! felicissimo
  Quei che ti vede.
Ma beatissimo
  È ben tre volte
  Quei che il tuo eloquio
  Avvien che ascolte.
Chi t’ama è simile
  A semidio,
  Ma quei che sposati
  É immortal Dio.