Pagina:Poesie varie (Pascoli).djvu/194

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172 poesie varie

125correva, quando l’altro alla fornace
metteva il fuoco. E con l’esperta vanga
Trigo tagliava la lustrante argilla;
e Brigo col manevole marrello
roncava al calcio i gracili fagiuoli;
130e quello ch’era ad ambedue comune,
l’asino e il fonte, era comun pensiero.
E l’uno e l’altro, all’asinello, il dorso
duro strigliava, e l’uno e l’altro attento
porgea la secchia o rifornia la greppia.
135E quando all’acqua o Trigo o Brigo il varco
schiudeva, Brigo l’accoglieva e Trigo,
nel bozzo entrambi o tutti due nell’orto:
due zappe a mota riducean la creta,
due zappe all’acqua aprian man mano il solco,
               140tra le assetate aiuole.


vii


E quando un poco Brigo avea di scianto,
andava all’orto, a Trigo, a fargli motto,
a sfigurirsi d’una pianta nuova;
e in cuor godeva l’arte altrui, seduto.
145Sedeva; e l’altro egli vedea bel bello
far col pennato a verdi canne l’ugna,
e in terra, l’una contro l’altra, oblique
figgerle. Un quadro era così, di canne.
Poi, dove si toccavano, con lenti
150sottili vinchi, che teneva in bocca
pronti al lor uopo, le avvinceva insieme
tre volte o quattro, col miglior dei nodi;