Pagina:Poeti minori del Settecento I.djvu/186

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176 carlo castone rezzonico della torre


     Ma seco la vertigine
del ciel rapisce a tondo
carri e cavalli, e scendono
precipitando al fondo,
105ove del bello oblivion si sta.
     Quanto, in sí gran pericolo,
alma è colei ben nata,
che spande l’ali impavida
e in cocchio aureo librata
110le tracce degli dèi seguendo va!

     Nuovo vigor può traere
dal contemplato vero
e l’affannoso compiere
volubile sentiero,
115lietissima tornando ond’ella uscÌ.
     Ma del corsier per vizio,
o dell’incauto auriga,
dansi di cozzo e frangonsi
l’ali all’aerea biga
120e all’alma che di loro insuperbÌ.

     Come, spirando il fulmine
dal petto arso e dal crine,
piombò Fetonte, e n’ebbero
le ninfe eridanine
125spavento nelle grotte umide e duol;
     cosÌ dall’alto cadono
l’alme, e dolenti vanno
d’oscuro umano carcere
a tollerar l’affanno
130sull’ampia faccia del dedaleo suol.

     Ma varia legge all’anime
brulle dell’auree piume
in bronzo con man ferrea,
non evitabil nume,
135volle Adrastea severa alto segnar.