Pagina:Poeti minori del Settecento I.djvu/94

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84 angelo mazza


4
Qui spingono le fronti irsute ed orride
annosi gioghi, e quasi al cielo insultano,
sott’essi apriche collinette e floride
scendono valli, e d’ogni messe esultano;
qui son pianure che Vertunno e Cloride
veston di fiori e di bei frutti occultano;
e qui destre ai passeggi ombre dilatano
l’arduo cipresso e l’infecondo platano.
5
Dolce è il mirare ove il ruscel fuggevole,
la sponda di bei fior pingendo, mormora;
ove il cupo torrente spaventevole
divallandosi giú rota e rimormora;
ove piú l’erba ride, ir del festevole
gregge scherzando le lanose tormora,
e Linco invitar Dori a suon di calamo,
l’erbetta verde lor fornendo il talamo.
6
Quando del giorno il condottiero ignifero
torna l’aspetto delle cose a pingere,
sgravato i lumi dal vapor sonnifero,
amo seguir traccia di fere, e cingere
d’insidie il campo aprico e ’l bosco ombrifero,
dove de’ suoi color gode a me tingere
il viso alma salute, a que’ sol facile,
ch’odian la gola, il sonno e ’l lusso gracile.
7
Vien di fianco a costei, sciolta la treccia,
breve la gonna, sua minor sirocchia,
l’util Fatica, per cui lungo intreccia
stame la Parca alla vital conocchia.
Essa al corso, alla caccia ed alla freccia
la man spedisce, il fianco e le ginocchia;
d’arco e di reti, degli augei rammarico,
ondeggiandole a tergo il vario incarico.