Pagina:Poggio Bracciolini - Facezie, Carabba, 1912.djvu/79

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facezie 67

Pontefice, incontrò un cittadino romano, ed ei rideva di continuo come era suo costume. Il cittadino chiese a un compagno per qual ragione quel cardinale ridesse, e avendo l’altro risposto di non conoscerla: “Certamente, disse, egli ride della stoltezza del Pontefice che lo nominò Cardinale.”


XCV

Detto faceto di un abate.


E un altro raccontò due motti allegri di due oratori del Concilio di Costanza, che erano abati dell’ordine di San Benedetto; i quali, essendo andati in nome del Concilio da Pietro de Luna, che prima era riconosciuto come Pontefice dagli Spagnuoli e da’ Francesi, quando questi li vide disse che due corvi andavano a lui; risposero che non v’era da far meraviglia se due corvi si avvicinassero ad un cadavere buttato; volendo con ciò significargli che il Concilio lo aveva come un cadavere condannato.


XCVI

Arguto motto.


E nell’alterco ch’ebbero con lui sulla questione del Pontificato, avendo Pietro detto: “Qui è l’arca di Noè,” volendo dire che in lui era il diritto della Sede Apostolica: “Nell’arca di Noè, risposero, v’erano molte bestie.”


XCVII

Cose mirabili narrate dall’amanuense.


Il mio copista Giovanni, tornato da quella regione che chiamasi Brittania, verso la metà di ottobre del penultimo anno del pontificato di Martino V, a tavola con me, raccontò alcune cose mirabili che egli, uomo dotto