Pagina:Poliziano - Le Selve, 1902.djvu/152

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136 le selve

Che sovra i nembi e il rauco tuon s’innalza
La cima intatta dell’eccelso Olimpo,20
E i venti in guerra di lontan securo
Guarda. Or com’io rivelerò col verso21
Dell’animoso carme le dovizie?740
Non l’Ermo a lui dall’urna riboccante
Si paragoni, e per le aurate arene
Il Pattòlo fulgente, e il Tago e il Durio,
E il tesoro che il Dàlmata fuor trae
Audace dalle viscere del suolo;745
E ciò che i Bessi e i popoli d’Asturia
Ricercan lungi con assidue cure,
E ciò che di fusibile si stempra
Nelle fornaci di Gallizia, e quello
Che il foscheggiante abitator dell’India750
Nell’Idaspe rinviene, e l’aurea pioggia
Che Rodi dalle nuvole si bevve;22
E ciò che porta in man la cieca Iddia




Perfruitur gaudens; magni ceu purus Olympi
Supra imbres vertex et rauca tonitrua surgit,465
Despectatque procul ventorum praelia tutus.
Quo nunc divitias animosi carminis ore
Exsequar? haud illi plena se conferat urna
Hermus et aurata radians Pactolus arena
Et Tagus et Durius, latebris quodque eruit audax470
Dalmata, quodque procul Bessus rimatur et Astur,
Fusile callaica quodque in fornace liquescit,
Decolor in tato quodque invenit Indus Hydaspe,
Quemque Rhodos fulvis hausit de nubibus imbrem,
Quodque manu dea caeca tenet praedivite cornu.475