Pagina:Polo - Il milione, Laterza, 1912.djvu/289

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nota 275

viaggi, 1559), «che non possono attribuirsi ad una mano diversa da quella del viaggiatore». Ma anche questo argomento esorbita dai limiti della mia trattazione; e mi basta perciò riferire semplicemente l’ipotesi proposta dallo Yule (§ 63): «Io credo che il Polo negli ultimi anni di sua vita abbia aggiunto di propria mano alcune note e reminiscenze supplementari o in margine di una copia del libro o in altro modo; e che queste note..., forse durante la sua vita, ma piú probabilmente dopo la sua morte, siano state raccolte e tradotte in latino; e finalmente che il Ramusio o i suoi collaboratori, riportandole in italiano e fondendole con la versione latina di Pipino», vi abbiano aggiunto alcune minori modificazioni di nomi.

Ma veniamo ora ai testi italiani, sui quali fu condotta la presente edizione.

Il ms. italiano per molte ragioni piú autorevole, che possediamo, è sempre il magliabechiano, 11, iv, 88, citato dagli accademici della Crusca (l’«ottimo»), che fu pubblicato giá piú volte, e specialmente dal Baldelli e dal Bartoli. Questo codice «di buona lettera» reca nella prima carta una nota che si giudica veritiera: «Questo libro si chiama la Navigazione di messere Marco Polo, nobile cittadino di Venezia, scritto in Firenze da Michele Ormanni, mio bisavolo da lato di mia madre, quale morí negli anni di Cristo mille trecento nove, quale lo portò mia madre in casa mia», ecc. Dunque questa traduzione toscana, essendo stata scritta al piú tardi nel 1309, «è appena di pochi anni posteriore alla prima dettatura de’ viaggi».

Ma, nonostante questa sua grande vicinanza di tempo all’originale, l’«ottimo» non ne è certo derivato immediatamente, anzi ne è separato da forse due intermediari. È necessario ammetterne indubbiamente uno, per ispiegare l’affínitá strettissima che hanno con esso codice magliabechiano (senz’essere però in rapporto di dipendenza) altri codici fiorentini, cioè il magliabechiano, xiii, iv, 61 (del 1392), il mgb., ii, iv, 136 (pure del 1392) e l’ashburnhamiano