Pagina:Polo - Il milione, Pagani, Firenze 1827, I.djvu/187

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DEL MILIONE CXLI1I naria detta dai cinesi Flao-clie : si ripurga come il petunsc,ed è di tal candore die la chiamano bianco d' avorio. Questa porcellana è di gra¬ na finissima , mirabilmente leggera , attissima a pitturarsi, ma fragile, e difficile a condurla a perfetta cottura. Gli Europei tanto perfeziona¬ rono i forni, giunsero a tanta maestria nel dipingere la porcellana, nelF ornarla di dorature, che credo inutile il dar conto, dietro la scorta del Missionario, del modo che usano i Cinesi per cuocere la porcellana ed ornarla: ma è duopo dire a sua gloria, che tanto il Padre Du Haldo nella descrizione della Cina (a), quanto i reddatori dell Enciclopedia metodica (6), copiarono fedelmente ciò eh’ ei scrisse dell’ argomento . X. Ogni dono di porcellana nei secoli passati fu tenuto come un raro presente . Il Soldano d Egitto inviò a Lorenzo il Magnifico so¬ lenne ambasciata , con ricchissimi e rari donativi , fra’ quali era vi un vasellamento di porcellana, che fu uno dei più ammirati (i) . Questo fatto reputato uno dei più splendidi della vita di Lorenzo, fu ritratto nei fasti allegorici di lui, nel celebre salone di Caiano,dal magico pennello di Andrea del Sarto, sotto sembianza dell’ambasciata venuta d’Affrica a Cesare con ricchi presenti (c) . E sul declinare del secolo di Leone, l’ingegno mediceo si volse all’industria di fabbricare la porccllena. Il Granduca Francesco I. denigrato pei suoi amori con compiacimento da multi, quasiché tenessero il concetto, che i trascorsi dei grandi, giustifi¬ chino i vizi plebei, era curiosissimo de'segreti d arti, e di studj chimici, e un celebre laboratorio per tali esperienze stabilì nel suo Casino di San Marco. Ei ebbe la gloria primo degli europei di fabbricare la por¬ cellana , ben è vero non fatta di duro, come la cinese, cioè col petu/ise, e col caolino, ma di tenero come si usa appellarla , cioè composta d una fritta cristallina, impastata con terra argillosa bianca , che forse era co¬ nosciuta per porsi in uso per le celebri stoviglie di Faenza, e d Urbino: e certo fu ammirabile tale industria medicea , che solo un secolo dopo si suscitò nelle altre parti ili Europa. Diremo a suo luogo, cui si debba il ri¬ trovamento della vera porcellana, pari a quella della Cina,cioè infusibile al più violento fuoco, imperocché questa di tenero, spinta a fuoco arden¬ tissimo si converte in vetro: pure questa del Granduca Francesco era simile a quella di molte fabbriche europee anche d’oggidi, e di duro (a) Par. J7D5. t. 11. p. 177. (b) 1. c. (c) Vasar. Vit. de Pittor. I\om. 1760. 4-° t. 11. p. 2Ò2. not. (1) 11 Fabbroni ( Vit. Laurent. Medici« p. 35y- ) riporta una lettera di Pietro da Bibbiena,a Clarice de’ Medici in Rumi, nella quale enumera questi recali, e fra gli altri: vasi grandi di porcellana, mai più veduti simili, nè meglio lavorati . CXLIV