Pagina:Pontano - L'Asino e il Caronte, Carabba, 1918.djvu/111

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
104 pontano

passi di Mercurio... Sì sì; eccoli, per Plutone! Son lì dietro quella siepe di ginepro.

Min. — La venuta di Mercurio poi compie la nostra gioia: ci porterà tante notizie! Ma come mai oggi cammina così lento?

Eaco. — Lo fa per non lasciare indietro Caronte, che è lento nel camminare, come lo sono generalmente i barcaioli.

Min. — Eh già! esercitano più le braccia che i piedi... Ben arrivato, sapientissimo Iddio, messaggero celeste, tanto desiderato da me e da questo mio collega, quanto non sapremmo dire!

Eaco. — Grande è il piacere che ci arreca la tua venuta, ma più grande sarà quando ti sentiremo parlare.

Merc. — Sono lieto che la mia venuta vi faccia tanto piacere; e quanto a quel maggior piacere che v’aspettate da ciò ch’io possa dirvi, sta a voi domandarmi, se così vi piace; ed io vi risponderò perchè so che le vostre domande non possono essere che giuste ed eque. Vi parlerò anche volentieri, perchè mi fa piacere vedermi trattato da voi come un dio saggio e benefico... Gli uomini invece... che triste concetto si son fatti di me!... Si direbbe che m’han foggiato a loro simiglianza! Essi m’han fatto protettore del furto e degli inganni mercantili e delle fallacie di parole, come fossi anch’io un prestigiatore e un ciarlatano! Ma già, gli uomini volentieri buttano addosso agli dei la colpa dei loro peccati... Io, come gli altri dei, non ho cura di cosa che non sia onesta; anzi chiudiamo le orecchie anche alle oneste preghiere, se si rivolgono ad un fine che onesto non sia.

Quanto poi al fatto che tu, chiamandomi Dio, m’hai salutato come sapientissimo, si vede che tu seguiti anche qui l’abitudine di venerazione e di