Pagina:Pontano - L'Asino e il Caronte, Carabba, 1918.djvu/131

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Ped. — Ma ne udirai di più belle...

Merc. — Sicchè, anche dopo morti, a voi letterati resta tanto ardore di sapere...

Ped. — A noi soli. Gli volli anche domandare se, scendendo di nave, Enea toccasse terra prima col piede destro o col sinistro. Ma il Poeta mi rispose che nessuno dei due piedi era stato primo a toccar terra... perchè, essendosi fatto prendere in collo da un barcaiolo che si chiamava Nauci, era stato deposto a terra con le due piante insieme. E lui l’aveva saputo dal barcaiolo in persona.

Merc. — Guarda guarda! chi se lo sarebbe immaginato!

Ped. — C’è un’altra cosa, o figlio di Atlante! Fa’ sapere ai miei scolari della Campania che Orazio era astemio. E io lo so, perchè glie l’ho domandato.

Merc. — E perchè lodava il vino allora?

Ped. — Per far onore a suo padre, il più gran bevitore di tutti i banditori del suo tempo. Una sola cosa non sono riuscito a sapere, neppure chiedendolo a Cesare stesso; cioè se avesse scritto che la Gallia era divisa in tres partes oppure in treis. E forse non me l’ha voluto dire perchè era adirato contro il grammatico Teano, che aveva osato biasimarlo per avere scritto carros e non currus. Albio Tibullo invece, quando sentì che io mi chiamavo Pedano, fece un salto di gioia, pensando che io fossi oriundo di Pedo, dove egli aveva un podere: e in grazia di ciò mi fece sapere una cosa assai rara; cioè che senex anticamente era di genere comune, e perciò aveva egli scritto di una vecchierella merito tot mala ferre senem.

Merc. — Anche questo fu un gran dono!

Ped. — Con Lucrezio poi ho fatto molta amicizia,