Pagina:Pontano - L'Asino e il Caronte, Carabba, 1918.djvu/32

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l’asino 25


Band. — La sentenza di morte o si pronunzia adesso, o è già stata pronunziata.

Oste. — Ben gli sta, che han quasi mandato in rovina tutto il regno, insieme col Re e con i suoi figli. E che cosa ci dici della pace?

Band. — Conoscete il Pontano?

Oste. — E come no?... É un uomo noto dovunque... É passato di qui che non son molti giorni; e ci s’è riposato un po’ sul mezzogiorno, stanco com’era dal viaggio e non troppo bene in salute. L’avevan chiamato a Roma (si vede, per combinare la pace) da una parte il Papa Innocenzo, dall’altra il Re Alfonso... E anzi, tutti quelli che allora l’abbiamo veduto, s’ebbe compassione di quel povero vecchio malandato, che non ci pareva adatto ad un tal viaggio, massime con questi calori...

Band. — Eppure — a quello che tutti proclamano e il Re stesso attesta — Dio è stato con quel povero vecchio malandato!... perchè egli ha saputo combinare una pace, che ha salvato al nostro Re tutto quello che era già quasi perduto, per la perfidia dei baroni e l’iniquità dei ministri. Basta! ora voi ornate le case, i portici e le strade in onor della Pace e del difensore della Patria, che con la sua virtù ha procurato la pace ai popoli. E fate festa più giorni. Io devo affrettarmi ad altre città, per questa pubblica allegrezza. Così vi comanda il Re, Padre della patria, e autore d’ogni pubblico bene. E statevi bene, bevitori fortissimi!

Oste. — E tu, banditore d’una notizia tanto bene auspicata, affrettati ad annunziar la pace ai popoli, per farci lieti e liberarci dalla miseria... perchè la guerra ci aveva quasi ridotti alla miseria! Va, che Dio t’accompagni!

Oste.(da sè). Ora io me ne voglio andar subito in città da questo sobborgo, per sentire un