Pagina:Praga - Memorie del presbiterio.djvu/144

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toria, poichè, dopo aver così giovane affrontati tanti pericoli, n’uscite buono e credente.

Ero buono e credente davvero?

Egli mostrava di crederlo: nè io lo contraddicevo.

Forse lo era, — benchè non secondo i dettami della sua religione.

Appartenevo fin d’allora alla schiera di coloro che negano assetati di fede, che portano il dubbio come una croce in cerca di qualche nuovo Calvario.

A sentire i discorsi che noi pronunziavamo a voce bassa salendo al lume del crepuscolo sotto i grossi noci che costeggiano il torrente, si sarebbe detto che il più vecchio ero io.

Egli era nato prima, e forse aveva vissuto meno: interrogava la mia esperienza! mostruoso paradosso di un’epoca in cui i venti anni hanno qualcosa da insegnare ai sessanta!

Però quel candore che con tanta sollecitudine si faceva incontro alle mie tristi rivelazioni doveva celare un mistero. E mi ero proposto di scoprirlo.

Il buon prete intendeva forse per la prima volta discorsi strani come quelli che io gli tenevo. — Dalla adolescenza alla vecchiaia egli aveva trascorso gran parte del viver suo in un mondo primitivo. — Ma, chissà, la passione doveva aver picchiato alla porta del suo eremo, — essa conosce i sentieri delle tebaidi. Non sempre quando lo spirito è invitto, il cuore è inespugnabile e nell’assalto alla coscienza, il dubbio è il più codardo; egli retrocede quando le tentazioni accorrono all’assalto; ma queste hanno sempre degli alleati nella cittadella: — gli istinti. Molti santi vittoriosi di Leviathan hanno piegato innanzi ad Artadoth, il demone della voluttà.