Pagina:Praga - Memorie del presbiterio.djvu/186

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carriera, intrapresa per volontà altrui, rassicuratelo pure, rincuoratelo a manifestarmi i suoi desiderii, — e se ci sarà possibile, farò di tutto per contentarli. — Non vi faccia stupore il sentirmi così poco zelante nel procacciare proseliti alla chiesa militante. Nelle circostanze presenti io credo ch’essa abbia d’uopo piuttosto di soldati volonterosi che di un esercito sterminato. I tiepidi sono nella battaglia inciampo agli altri.

Accettai l’incarico e mi posi senz’altro all’opera.

Dal suo canto Aminta mi facilitò il compito con la sua piena confidenza, e col suo candore ammirabile.

Egli mordette meravigliosamente a tutte le seduzioni che io, Satana tentatore, dal Tabor della mia fantasia, seppi fargli balenare innanzi alla mente abbagliata.

Egli trovò che tutte le gioie della vita erano una ad una preferibili all’alto onore di divenire ministro di Dio.

E non era solo vaghezza giovanile la sua, fascino improvviso e momentaneo. No; c’era in fondo in fondo al suo carattere qualcosa di irregolare, di esuberante che si può talvolta frenare, non mai sopprimere.

Sorpresi sotto l’epidermide della sua timidezza quel germe fatale di malinconia da cui sbocciano le passioni violente.

E non già ch’egli fosse corrotto: tutt’altro; non oso dire ch’egli fosse innocente se innocente è sinonimo d’ignoranza; — ma era certamente virtuoso. In altri termini egli lasciava il freno sul collo alla immaginazione, ma stringeva con un morso di ferro le proprie azioni. Era poi estremamente scrupoloso... A dieciotto anni egli serbava fede alla corta morale