Pagina:Praga - Memorie del presbiterio.djvu/289

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— Morta quando?

— L’anno passato al suo paese... Ma domenica ventura prenderò le mie rivincitine... le elezioni riusciranno a modo mio: sono quattro anni che lavoro per questo...

— Ve lo auguro, dissi io con un’aria annoiata e mi alzai.

— Sor Emilio, disse con una certa premura, — non accetterebbe un bocconcino, un pezzettino di manzo.....

In quella si affacciarono due visi di vecchierella, due profili scarni, gialli, appiattiti. Erano la moglie e la figlia dello speziale: quei dieci anni avevano quasi cancellate le differenze. Erano due figure senza età precisa, due fossili veri... — Il signor Bazzetta insistè per trattenermi, egli era schietto; non gli pareva vero di smerciare le sue ciarle, — ma mi seccava troppo.

Debbo dire che Sulzena era ingrandita: notai qualche casa nuova, la capanna di Beppe era stata restaurata e vi notai la frasca e l’insegna turchina dell’osteria che quella sera memoranda del mio arrivo aveva cercato invano.

Si capirà da quel nuovo movimento di commercio che le usanze ospitali del Presbiterio erano scomparse. Feci, solo, un po’ di colazione di malavoglia: il rimorso di aver voluto profanare colla curiosità inopportuna i miei cari ricordi, mi levava l’appetito.

Passai la sera a Zugliano, dove il dottor De Emma mi fe’ cortese accoglienza, — e mi parlò lungamente di Don Luigi, e riparò un poco colle sue affettuose parole ai disappunti della giornata.