Pagina:Praga - Memorie del presbiterio.djvu/64

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Il curato crollò il capo, ed accennò al cuore.

— Questo è troppo piccolo, disse Bazzetta a Baccio che portava un cuscino; — uno di quelli del divano, là in gabinetto.

Trovandomi il più vicino all’uscio, ne andai in cerca io. Con mia grande sorpresa trovai disteso sul divano il panciuto don Gaudenzio, il quale, come se nulla fosse accaduto, appisolava beatamente col capo appoggiato appunto sui cuscini di cui venivo in traccia, Lo scossi a più riprese, ma inutilmente. Socchiudeva gli occhi ad ogni mio urto, sussurrava poche parole inintelligibili, e tornava a russare. Perduta pazienza, afferrai uno dei cuscini, e, tenendo fermo contro il muro quella montagna di carne rorida di sudore, lo tirai a me violentemente. Il capo del prete ricadde sul cuscino sottoposto e continuò via, sorridendo bestialmente, nel sonno, senza accorgersi di essere disceso di un piano.

Cadeva il sole, quando una febbre violenta assalse Don Luigi, dopo un sopore affannoso che era durato tutta la giornata, interrotto da lunghi tremiti e da sospiri repressi. Il Bazzetta, tranne alcune corse al suo negozio, era sempre stato con me al suo fianco, e fummo noi due che, aiutati da Baccio, trasportammo e ponemmo a letto l’infermo.

I due sacerdoti erano partiti per dar passo agli uffizi divini del pomeriggio; e l’organista ci aveva lasciato due ore dopo lo sviluppo del male, facendomi di grandi inchini e raccomandandomi caldamente di restare finchè Don Luigi non fosse perfettamente ristabilito.

— Domani, disse mettendosi il cappello, cercherò di venire, ma ho tanta strada da fare e fa tanto