Pagina:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. II, 1916 – BEIC 1901920.djvu/44

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


280sta piantato Satán. Folgora Marte
dai battifredi della scabra Imèra.
L’antico capo e le giganti spalle
Nettuno alza dal mar. Dentro una nube
voi ve la Sorte, deitá bendata,
285la ferrea ruota. E Giove onnipotente,
da sommo l’arco dei rapiti cieli,
col tacito girar del sopraciglio
governa il Tutto.
Ben mertò quel gioco
spaventoso di lance e di saette,
290che fu giocato sull’antica terra,
tai spettatori.
Chi ’I giocò, disparve.
Ma Clio s’asside sulle tombe, e il canta.
Quanto moto di squadre! che lampi
manda il sol su due selve d’acciari!
295Di lelone e d’Amilcare i campi
empion l’aria d’un sordo rumor;
come il rombo che fanno due mari
tormentati dall’ira del nembo,
che lor mugge segreto nel grembo
300pria di rompere i flutti in furor.
Ecco, splende un’insolita luce
di lelón nell’intenta pupilla.
Simil gioia del punico duce
dall’intenta pupilla traspar.
305Giú pei greppi, nell’aria sfavilla
Selinunte coi noti stendardi,
che qua porta i promessi gagliardi
per la barbara gente a pugnar.