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Pagina:Prato - Appunti di giurisprudenza bancaria in Inghilterra - 1899.pdf/11

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razioni commerciali e bancarie propriamente dette, ci limiteremo ad esaminare una legge la quale, per la grandissima sua importanza, trova una quasi quotidiana applicazione nella pratica dei rapporti finanziarî ed alla quale per conseguenza si riferisce la massima parte delle decisioni giuridiche che dovremo esaminare: voglio dire il Bills of Exchange Act 1882, legge intesa a « codificare le disposizioni relative alle lettere di cambio, chèques e pagherò cambiari. »[1]

Benchè, in ordine di data, il Bills of Exchange Act sia l'ultima delle tre leggi fondamentali, l’inglese, la francese e la germanica[2], le quali possono considerarsi come la base dell’attuale diritto cambiario, corrispondendo rispettivamente a tre indirizzi giuridici affatto diversi, nondimeno possiamo con sicurezza asserire che esso rappre-
senta in realtà il sistema più antico dacchè, a somiglianza di quanto avvenne ed avviene per molte altre leggi del Regno Unito, i suoi promulgatori non intesero di creare una nuova legge, ma soltanto di codificare ed ordinare le disposizioni legali e le consuetudini già regolanti questa importantissima materia, non solo in Inghilterra, ma eziandio nella maggior parte delle Colonie e negli Stati Uniti.[3]

Ciò nondimeno, anzi appunto a cagione di ciò, l’atto stesso è dovunque considerato come un capolavoro del genere; come quello che sopra tutti si distingue per la praticità che ne informa ogni parte, per la chiarezza e precisione mirabili con cui provvede ai varî casi della pratica cambiaria, risolvendoli secondo un costante e scrupoloso principio di equità. nonchè per la facilità grandissima che accorda ai rapporti





  1. Una grandissima importanza avrebbero ancora il Bankruptcy Act 1883 e 1887, il Companies Act 1862, il Bills of sale Act 1878 e 1882, il Deeds of arrangement Act 1887, il Forged transfers Act 1891 e 1892 e parecchi altri. Volendomi limitare unicamente a quelle disposizioni legislative che trovano applicazione più frequente nelle sentenze da me esaminate, io me ne passo, riservandomi di citarne i singoli articoli quando se ne presenti la necessità. Per le minori leggi bancarie e le discussioni relative rimando poi alla classica opera del Gilbart, The history, principles and practice of banking, v II, p. 432, sg. e passim.
  2. Il sistema francese ha per base il Code de Commerce del 1808; il germanico il Codice del 24 Nov. 1848 modificato dalle Novelle di Norimberga del 23 Gen. 1863 e tuttora vigente, (il nuovo Codice 10 Mag. 1879, andrà in vigore col 1900). Al primo, seguente la vecchia teoria del cambio traiettizio, fanno capo tuttora in massima parte i codici e le leggi speciali dell’Olanda, Lussemburgo, Polonia russa, Romania, Grecia, Serbia, Turchia, Egitto, Canadà, Brasile, Messico e Uruguay; al secondo, il quale considera la cambiale come un vero e proprio titolo di credito, si riferiscono quelle della Germania, Austria, Svezia, Norvegia, Danimarca, Ungheria e Svizzera tedesca; esso informò ancora in parte la legislazione cambiaria del Belgio, Portogallo, Spagna, Argentina, Chilì e dell’Italia, il cui Codice di Commercio, nella parte riferentesi alle cambiali, deve, secondo parecchi autori, classificarsi fra le leggi a tipo tedesco. Il nuovo Codice giapponese del 1893 rappresenta una fusione abbastanza armonica dei tre sistemi. Per i confronti che verrò a mano a mano accennando mi valgo in parte del bello studio dello Schuster, The British and foreign law of Bills of E. (Lectures) in Journal of the Institute of Bankers, XIX, pp. 19 sgg., 55 sgg. 145 seg.
  3. Appena 21 capoversi di articoli dell’atto introducono innovazioni o non affermano consuetudini esistenti nella pratica.