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Pagina:Prato - Italiani all’estero - 1905.pdf/7

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Signori,


Fu felice pensiero quello della benemerita Università Popolare di consacrare ad una sintetica evocazione dell’Italia all’estero una di queste geniali adunanze, così proficuamente dedicate allo studio delle questioni più vitali del progresso sociale e scientifico moderno. Felice pensiero, perchè, mentre nessun argomento tra quanti preoccupano nell’ora attuale lo studioso dei fenomeni umani si riconnette con legami più intimi alle sorti dell’avvenire nostro nel mondo, ancora l’opinione pubblica, in troppa parte incosciente od ignara, si rifiuta a riconoscerne la capitale importanza, occupandosene coll’interesse operoso che si accorda ai problemi la cui ripercussione sulla nostra vita è più diretta e più appariscente.

Come non sia stata parimenti felice la scelta del povero espositore cui una fiducia benevola volle affidato innanzi a loro quest’arduo tema, prevedo avranno fra breve ragione di argomentare. Nè egli certo avrebbe ardito accondiscendere all’invito lusinghiero, se, a rinfrancarlo, non fosse sorta in lui la convinzione che, in argomento di tal natura, e che involge tanta somma di interessi, di speranze, di sventure, di glorie e di sofferenze italiane, meglio è che la persona di chi parla scompaia perchè più alta e forte sia l’eloquenza dei fatti.

Ai fatti quindi limitandomi, e tra questi ai men noti, vedrò di porre in luce del problema i lati almeno più caratteristici, nella fidanza che alla ristrettezza del tempo concesso si vorranno addebitare in parte le molte lacune inseparabili dalle esigenze di una esposizione frettolosa e, per quanto è possibile, sommaria.


Non son molt’anni, Signori, dacchè il fenomeno della emigrazione fu riabilitato, mi concedano la parola, al cospetto dell’opinione pubblica italiana.

Avea corso nei secoli anteriori in Europa, e si perpetuò fino a mezzo il XIX tra noi, una feroce teoria, che, ri-