Pagina:Programma per la gran linea di via ferrata negli stati pontifici.djvu/3

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Ma i tempi rapidamente mutarono; ed il bel sereno della pace e della concordia, fondamento a tante speranze, sparì tra gli sconvolgimenti politici e le tempeste di guerra; le risorse pubbliche, i mezzi privati, i calcoli dell’industria vennero meno, ed al mancare della fiducia e del credito ogni rilevante Impresa doveva cessare o sospendersi. Nessuno feconda (fu già benissimo detto) col sudore e coll’oro un suolo vacillante ed incerto, e l’industria muore dove non è sicura la proprietà.

Però non è appena ricomparsa la calma, e con essa la speme di uno stabile consolidamento dell’ordine, che il pensiero torna alle idee predilette, e comunque non possa la prosperità materiale essersi ancora ricomposta e fiorire, pure il momento non sembrò sfavorevole alla riassunzione del gran progetto di congiungere per la potenza del vapore il Mediterraneo all’Adriatico, rimovendo ogni ostacolo di natura, affinchè a Roma avesse facile accesso ogni Provincia Italiana, e l’Apennino non partisse più il bel Paese circondato dal Mare e dalle Alpi.

Certo non è senza fondamento il supporre che se vi è in Europa un’impresa di vie ferrate che possa richiamare la speculazione dei Capitalisti ed il concorso dei fondi occorrenti per la sua esecuzione, quella si è appunto della quale intendiamo occuparci; perchè, siccome già abbiamo accennato, Roma è, per così dire, la Capitale del Mondo, sia che si consideri come centro della Cristianità, sia che si pensi alla sua somma importanza in fatto di Civiltà, quale splendido ed immenso emporio delle Arti Belle e del sapere dei tempi antichi e moderni.

Inoltre l’essersi frattanto moltiplicate le vie ferrate negli Stati limitrofi al Pontificio, e l’incremento al quale accennano tuttora, sotto la prepotente influenza dei bisogni e dei desiderii del tempo; la molta vicinanza di quelle Toscane al nostro confine, che desse possono facilmente e con molto vantaggio reciproco dei due Paesi raggiungere; non