Pagina:Prose e poesie (Carrer).djvu/147

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fessiate, che vi sentite confutare una concezione tutta spirituale con un’arguzia brillante, che domandando affetti, vi sentite rispondere sillogismi? Oh! la conosciamo pur tutti questa età, molto in vero propizia al calcolo astruso e alla meccanica esperienza, ma terribilmente nemica al fervido immaginare e al sentire profondo. Per poco da tale età non mi aspetto che pensi a produrre per via di macchine artificiose la Psiche e il s. Pietro, e supplire colle ruote e il vapore a que’ pellegrini colori che sparirono con Tiziano, a quell’ultima morbidezza del marmo che forse più non vedremo se non risorge Canova. Non so chi abbia dato potere a certi intelletti di dire alla fantasia ciò che Dio disse al mare: Verrai fin qua e non più oltre. La fantasia, assai più vasta e indomabile che non è l’oceano, si riderà sempre di certe arbitrarie prescrizioni; fin tanto almeno che chi le divulga non abbia imparato l’arcano linguaggio della creazione col quale soltanto è possibile di comandarle. Ah! sorga stagione, che, affratellata la fantasia al raziocinio, si giovino le arti di ciò che possono loro dare le scienze, e le scienze sopportino di essere sotto simboli generali dalle arti rappresentate. È menzogna il predicare che si fa da taluni l’immaginazione nemica alla verità, quando invece dovrebbe chiamarsi verità sovrabbondante: ancor essa ha sue regole, ma nate ad una cogli esempi, e da’ sommi ingegni trovate anzichè da’ mediocri prescritte. Ogni uomo