Pagina:Pulci - Morgante maggiore I.pdf/386

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

canto decimosettimo. 367

89 Vo’ che tu venga nella mia città,
     Per ristorarti ancor di quest’oltraggio.
     Guarda se questo era uom pien di bontà,
     Guarda s’egli era un re discreto e saggio!
     Rispose Orlando: Ognun di noi verrà,
     Ma perchè cavalier siam di passaggio,
     Un’altra gentilezza ancor farai,
     Che l’oste in cortesia ci accorderai.

90 Rispose il re Falcon: Ben volentieri;
     E subito chiamò lo spenditore,
     E fece contentar del suo l’ostieri:
     Poi rimontò ciascun sul corridore,
     Orlando, la fanciulla, e lo scudieri.
     Il re Falcone a tutti fece onore:
     E mentre che ’l convito era più bello,
     Subito venne un messaggiero a quello.

91 Era un Pagan, che pare un corbacchione.
     Molto villan, superbo, strano e nero,
     Coperto d’una pelle di dragone;
     E giunto, con un modo crudo e fiero,
     Diceva al re: Distruggati Macone,
     E Giuppiter, che regge il grande impero:
     Tu dèi saper che ’l tempo è pur venuto
     Ch’al mio signor tu mandi il suo tributo.

92 Turbossi tutto il re Falcone, e disse:
     O mia figliuola, lasso! sventurata,
     Quanto era meglio assai che tu morisse,
     Anzi ch’al mondo mai non fussi nata!
     Orlando lo pregò, che gli chiarisse
     Quel che importar volea quella imbasciata.
     Rispose il re Falcon: Tu lo saprai,
     E meco insieme so che piangerai.

93 Un’isola è nel mar là della rena:
     Otto giganti son tutti fratelli,
     Ognun molta arroganza e rabbia mena,
     Come ha fatto costui ch’è un di quelli:
     Hannoci dato per eterna pena,
     Ch’ogni anno di noi tristi e meschinelli
     Una fanciulla lor tributo sia:
     Tocca quest’anno alla figliuola mia.