Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/10

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canto decimottavo 7

29 Orlando non s’avea mai l’elmo tratto,
     Onde il Soldano un giorno gli ebbe detto:
     Deh, dimmi, cavalier, che stai di piatto,
     Per che cagion tu tien sempre l’elmetto?
     Ch’io non posso comprender questo fatto;
     Tu mi faresti pigliarne sospetto:
     Io vo’ che tu mel dica a ogni modo,
     Se non, ch’io crederrò che ci sia frodo.

30 Diceva Orlando: Certa nimicizia
     Fa che questo elmo tengo così in testa,
     Acciò che non pigliassi ignun malizia
     Di farmi a tradimento un dì la festa.2
     Disse il Soldan: Qui è sotto tristizia;
     Non si riscontra ben la cosa a sesta:
     Sempre color che sconosciuti vanno,
     O per paura o per malizia il fanno.

31 Io ho disposto in viso di vederti,
     Se non, che mal te ne potrebbe incòrre.
     Diceva Orlando: In ciò non vo’ piacerti,
     D’ogni altra cosa puoi di me disporre.
     Disse il Soldano: E’ convien ch’io m’accerti.
     E vollegli la mano al viso porre:
     Orlando gli menava una gotata,
     Che in sul viso la man riman segnata.

32 Quivi il Soldan con gran furor si rizza,
     E grida a’ mammalucchi: Su, poltroni.
     Orlando fuor la spada non isguizza,
     Che conosciuta non sia da’ baroni:
     Rivoltossi a costor con molta stizza,
     E da lor si difende co’ punzoni;
     E pèsche sanza nocciolo appiccava,
     Che si ritrasse ognun che n’assaggiava.

33 E Spinellon, come fedel compagno,
     Subito pose alla spada la mano,
     E fe di sangue con essa un rigagno,
     Ché nessun colpo non menava invano.
     Ma poi che vide, e’ non v’era guadagno,
     Si fuggì in una camera il Soldano,
     E per paura si serrava drento:
     Orlando si ritrasse a salvamento.