Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/46

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canto decimottavo 43

148. schiavina ec. Veste da schiavi di panno grosso, e la portano anche i romiti e i pellegrini.

157. un miccino. Un cotal poco, modicum. — a iosa. In quantità grande, in abbondanza; e dicesi anche in chiocca, a biscia, a busone, a isonne, e i Francesi dicono à foison. Il Salvini tiene che tal voce sia corrotta da chiosa, che significa il cappello delle bullette e ogni piccola piastra di metallo ridotta tonda o modo delle monete; e di questo piastre si servivano, in cambio di monete, i ragazzi nei loro giuochi: laonde essendo queste chiose cosa di nessun valore, dicendosi che d’una tal cosa e’ ve n’è a chiosa, o a josa, s’intende che di essa cosa ve n’è sì grande abbondanza, e per questo a sì vil prezzo, ch'e' se ne può avere fino per una chiosa.

158. a macco. A josa, a crepapelle.

161. Far degli orecchi zufoli a rovaio. Dormire all’aria aperta, sicchè il vento, penetrando dentro agli orecchi, produca in essi quel suono che pare d’uno zufolo. Rovaio è propriamente il vento di tramontana, Borea; d’onde lo fa venire il Menagio a questo modo βορέας, borrarius, borrario, e per antitesi robario; onde poi robaio, e rovaio. Tuttavolta tengo per più probabile la derivazione seguente. Il vento settentrionale, facendo cader le fronde degli alberi, fa che questi rimangano dispogliati, o cogli stecchi del tutto nudi, e simili a quei pruni che i contadini adoperano a rinforzare le siepi e che si chiamano rovi. Onde dal ridur così a somiglianza de1 rovi le piante tutte, e’ si può credere ch’egli si sia detto rovaio.

162. ciantellino. Centellino, piccola quantità, quasi una centesima parte.

165. con masserizia. Con risparmio e con usura.

166. bardelletta ec. Piccola bardella, che è una specie di sella con piccolo arcione dinanzi, della quale si servono i poveri uomini e i contadini; ed è anche quella imbottitura che si conficca sotto l’arcione delle selle, perchè non offenda il dosso della cavalcatura.

174. mi starò sodo al macchione. Farò il formicon di sorbo, o il corbacchion di campanile.

180 cibbatte ec. Ciabatte, che così si chiamano propriamente le scarpe vecchie e lacece, e quelle scarpe all’apostolica che usano i frati scalzi. E dicesi anche di quei frammenti di materiali di coloro che lavorano, o ogni sorta di masseriziuole vecchie e consumate, che i Latini chiamavano Scruta

182. Costui pur mena ec. Menar la mazza tonda significo trattare senza rispetto ognuno a un modo, μηδενὸς ἐπιμέλειαν ἤχειν.

183 Zingaro, Arabo o Usso. Sono gli zingari una generazione di vagabondi che dicono discendere ab antiquo dagli Egiziani, i quali van per lo mondo predicendo altrui le cose avvenire, e vivendo per lo più di rapina; il qual costume è così proprio di essi, che di qualunque ladroncello e mariuolo si suol dire, egli è leale come uno zingaro. Il Tassoni nei suoi Pensieri diversi (lib. VIII, cap. III) molto distesamente ragiona di questi zingani, e della origine del nome loro; e tiene che l’uso di andar del continuo rubacchiando sia loro nel sangue; perocchè è noto come Foroneo, che diede a’ popoli d'Egitto le leggi, non vietò loro il rubare; la qual costumanza par quasi di una in altro generazione trapassata ne’ discendenti. Il cardinal Baronio fa derivare il nome loro da Sangara città dell’Egitto, dalla quale gli tien da principio venuti, allorquando, fatto il vergognoso accordo, di cui parla Ammiano, da Gioviniano imperatore coi Persi, furon costretti a dovere a questi lasciar vuota lo patria loro. Il Valeriani, citato pur dal Tassoni, nel suo libro de’ Geroglifici , crede che questa gente sia così delta a cinclo, ave, il qual noi chiamiamo cutrettola, e gli antichi se ne servivano a dinotare lo povertà, per non aver quello uccello nido proprio, andando sempre a ricoverarsi negli altrui. Il Menagio finalmente, con