Pagina:Quel che vidi e quel che intesi.djvu/371

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Fatta la lista, ci abboccammo col Generale Masi, prima, e, poi, col Generale Cadorna; i quali l’approvarono pienamente. Solo ci suggerirono di aggiungere il nome di Don Michelangelo Caetani Duca di Sermoneta. Ottimo suggerimento, da noi tanto volentieri accolto che questo nome noi mettemmo a capolista.

Il giorno dopo, 22 settembre, da un gran comizio cittadino, da noi espressamente convocato al Colosseo e riuscito affollatissimo, questa lista veniva approvata per acclamazione.


Avevamo avuta seria assicurazione che pure il Governo si rendesse conto come la solennità del gran momento storico, l’importanza internazionale di quanto era avvenuto, esigessero la massima concordia nella cittadinanza romana; che, perciò, tale concordia cittadina alla quale, del resto, erano tutti gli animi, in quei giorni, proclivi, non fosse guasta da nulla di partigiano. Ci s’era dato per certo che a questo concetto si sarebbe inspirata la politica del Governo, anche per ciò che toccava alla provvisoria amministrazione del Municipio Romano.

Il Generale Cadorna, approvando la lista che gli avevamo presentata, si era uniformato a tale politica. Del resto egli era rimasto molto soddisfatto dell’opera mia e di Vincenzo Rossi in Campidoglio, nel far camminar bene tutti i servizi municipali e per parare alle prime occorrenze della occupazione. Eccellenti erano stati i nostri reciproci rapporti.

Sono quindi sicuro che il Generale Cadorna, il giorno 23, nè spontaneo, nè volentieri disdicesse quanto avea approvato il 22; nominando esso di autorità, e senza alcuna sanzione di voto cittadino, una Giunta Amministrativa Provvisoria, la quale comprendeva, presso a poco, le stesse persone di quella da noi proposta ed approvata. Solo ne fummo esclusi Mattia Montecchi, Vincenzo Rossi ed io.

Non mi sono mai curato di indagare come un uomo saggio e di alti sensi patriottici, quale mi apparve, e fu in ogni altro suo atto, il General Cadorna, abbia potuto agire con tanta