Pagina:Questioni Pompeiane.djvu/48

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marini dell’altro scudo, ove il granchio può anche alludere alla tenacità degli inviluppi della rete. Una pugna, che abbisognava di grande agilità e prestezza a schivare i colpi, e le insidie, onde ad Artemidoro era presagio di una donna φυγάς fugace, e di Gracco reziario scriveva Giovenale tota fugit arena, ne mostra il significato dei venti scolpiti sul terzo scudetto1. Poi quanto all’Ercole mi basti solo ricordare essere a lui sacri i Giuochi Gladiatorii — Vejanius armis — Herculis ad postem fixis, latet abditus agro (Horat. I. ep. 1), perchè si conchiuda essersi di già soddisfatto all’assunto di pienamente illustrare l’uso di queste armi e la specie di gladiatori, che le adoperavano ed il nome che si dava loro dagli antichi.



Di due trofei di Armi scoperti in Pompei al 1767 nel Ludus Gladiatorius, e della Sica, o falcetta dei Treci.


Leggo nelle relazioni degli scavi pompeiani, che il giorno 14 febraio 1767 furon scoperte due pitture nella stanza tutta aperta verso il cortile del così detto

    babilmente si fa derivare dal Μόρμυλος di Oppiano, detto anche Μόρμυρος (Aldrov. de pisc. L. II, 19).

  1. Il Cavedoni (Ragg. arch. degli scavi di Modena p. 27) col Visconti (M. P. C. T. IV, Tav. agg. B. 1, 4) riconosce nei putti forniti di due alette sotto la gola genii bacchici, lo che non sarebbe qui strano, essendosi notate da me tante rappresentanze relative a Bacco nelle armi pompeiane gladiatorie, che sarà stata la divozione più cara del padrone di alcuna familia.