Pagina:Questioni Pompeiane.djvu/8

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iv

autorità di coloro che primi le proposero alle moltitudini. Gli scrittori più antichi delle cose pompeiane accostandosi alle più recondite trattazioni di archeologia con quella cognizione della storia, dei costumi, e del dritto romano, che metteva davanti il tempo, in che scrivevano, tuttocchè non fosse sfuggito loro niente di quanto era uopo di conoscere ad esaurire i temi, non potrebbero ora citarsi senza averli sottoposti a novello esame, a livello de principii della scienza archeologica già adulta. Ma la gran parte di scrittori del tempo nostro si recano la penna in mano con altro scopo, che quello di far progredire la scienza. Parecchi a guisa di fanciullo, che dir non sa, ma il più tacer gli è noia, crepant ultra crepidam, contenti di quella gloria, che loro ne proviene dall’adulazione, o dallo spirito di partito; non pochi, come dicono, per ispeculazione, ossia per far denari. Però la scienza archeologica, scienza critica per eccellenza, e di pochissimi ingegni, che a vaste cognizioni d’ogni maniera di dottrine possano unire il grazioso dono di Dio di un retto giudizio limato da lunga esperienza, e dalla più severa logica, per colpa certo di costoro diventa il trastullo del volgo, e per conseguenza un dei più favoriti temi delle moderne comedie. Abondiamo di libri d’ogni sorta, che rendono agevole l’arrecar testi di antichi scrittori, e monumenti: però gli autori medesimi non si studiano, ed accade veder spesso ripetersi