Pagina:Raimondo Montecuccoli, la sua famiglia e i suoi tempi.djvu/176

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sto procurandone l’effettuazione nel miglior modo che posso”. Era la moglie di Girolamo, Barbara Concini, di famiglia oriunda senz’altro d’Italia, la quale da un precedente matrimonio con un tedesco di religione luterana aveva avuto un figlio, che vedremo più tardi aver piati con Raimondo. Quant’è alla vedova era essa insino dal precedente anno in mala condizione di salute, scrivendo il marito suo al Bolognesi essere ella “così abbattuta e debole che ogni piccolo accidente che le venga può levarla dal mondo”. Non mi è poi noto se, subito dopo la morte del marito, alcuna parte dell’eredità di Girolamo fosse da lei lasciata a Raimondo, al quale però crediamo pervenissero senza indugio le terre feudali di Sassorosso e Burgone nel Frignano, che sue erano certamente nel 1655, come da documento è provato. Facevano parte le due terre, già godute in comune da Girolamo ed Ernesto, del cospicuo feudo di Montecenere, il capoluogo del quale nella spartizione de’ beni toccò con altre terre al conte Federico, e dall’ultimo discendente di lui passò poi nel figlio del generale Raimondo. E pervenne altresì ai due fratelli cugini di Raimondo il feudo di Sassostorno, come da più documenti ne appare; ma dicemmo già essere nel 1635 passata quella terra, forse per cagion di vendita, in diretto dominio del duca di Modena, ritornando più tardi ad altro ramo de’ Montecuccoli. Al qual ramo pertenne poi sempre, sino alla generale soppressione dei feudi, facendo parte del marchesato di Montecenere toccato a quelli di loro che presero stanza in Vienna; un ramo de’ quali per altro ritornò di recente a Modena, come erede dell’ultimo discendente del ramo primogenito del marchese Francesco, più volte da noi nominato. Mentre per gli allegati motivi s’intratteneva Raimondo in Vienna, gli venne fatto, come in una lettera sua racconta il Bolognesi, d’impedire un duello al quale un conte Pequem, sergente generale di battaglia (che dicemmo stato insieme al Montecuccoli prigioniero degli svedesi), sfidato aveva il Piccolomini che di lui aveva sparlato, e ch’egli sospettava avesse contribuito a fargli perdere un reggimento che poi gli fu reso. E ancora si occupò degli affari della Mirandola; e fu per consiglio suo