Pagina:Raimondo Montecuccoli, la sua famiglia e i suoi tempi.djvu/218

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quale di questo avvenimento dava contezza Montecuccoli al principe Mattia de’ Medici:

Ser.mo Principe mio Sig.re e Padron Col.mo Avisai alli giorni passati a V. A. Ser.ma la felice sorpresa che haveano fatto li nostri di Crevalcuore, luogo che reccaria molte buone conseguenze a gl’interessi communi. Ma siccome contro alla forza aperta che l’inimico avesse potuto usare per ricuperarlo, s’era a bastanza provisto con l’havere disposti gli soccorsi nei luoghi opportuni e col havere concertati gli segni che in un istante faceano muovere tutta l’armata, così contro la forza occulta e furtiva del nemico fu troppo grande la trascuraggine del nostro presidio, che vi era dentro; il quale, parte per negligere le guardie e la vigilanza, parte per la dissensione che nacque fra le diverse nationi e maggiormente per cagione del bottino, che tenne applicato l’animo di tutti, fu dall’inimico parimente sorpreso, doppo l’esservi stato dentro due giorni e una notte. Ma perché il nemico non attaccò se non da una parte, i nostri quando viddero il nemico dentro, apersero la porta dal lato opposto, onde si sono salvati la maggior parte, e quelli che non si sono salvati sono rimasti prigioni, che con facilità si permuteranno, havendone noi tanti de’ Barberini che non sappiamo che farne. Hanno gli nemici spinta qua molta gente dalla Marca e dalla Romagna e si sono ingrossati a Castelfranco e a Crevalcore. Invigileremo alle loro attioni per rompere i loro dissegni. Intanto augurando nuova prosperità alle gloriose arme di V. A., riverente me le inchino.
Di Modena li 12 di novembre 1643.
Di V. A. Ser.ma Humiliss.mo devotiss.mo Servit.re Raimondo Montecuccoli

Così, infelicemente per gli estensi, cessavano le fazioni di guerra, l’inoltrata stagione avendo costretto i belligeranti a