Pagina:Richmond - La figlia del lattaio.djvu/19

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suoi occhi tuttochè turbati più che per l’innanzi, non mancavano però di una certa animazione quando ella parlava. Osservai di frequente in essa uno stile superiore a quel della classe cui apparteneva, nel manifestar le sue idee e nelle frasi bibliche colle quali esprimeva i suoi pensieri. Ella possiedeva un ottimo intelletto naturale, e, come generalmente è il caso, la grazia lo migliorò d’assai. Nella presente occasione l’intiera forza della grazia o della natura sembrava essere in pieno esercizio.

Dopo di aver preso posto fra la madre e la figlia, la prima delle quali con grande ansietà fissava gli occhi sulla sua creatura mentre discorrevamo, dissi ad Elisabetta:

“Spero che voi godiate della divina presenza, e possiate confidarvi intieramente in Colui che “fu sempre con voi,” e che vi ha custodita “in tutti i luoghi in cui voi andaste,” e vi porterà “nella terra di pure delizie dove regnano i santi immortali.”

“Signore, credo poter goder di ciò. Ultimamente la mia mente fu alquanto offuscata; ma io credo che ciò sia per la debolezza e per le sofferenze del mio corpo; ed un poco anche per l’invidia del mio nemico spirituale, che mi volle persuadere che Cristo non ebbe amore per me e ch’io m’ingannai da me stessa.”

“E voi deste retta alle sue suggestioni? Potreste voi dubitare, dopo tante e tante prove ricevute dalla sua misericordia?”

“No, signore; io conservai sempre una chiara certezza del suo amore. Io non voglio aggiungere a tutti i miei peccati quello di dubitare del suo amore inverso me; io voglio riconoscere ciò, per lodarlo e glorificarlo.”

“Quale è la presente vostra idea riguardo allo stato in cui vi trovaste prima ch’Egli vi chiamasse alla sua grazia?”

“Signore, io era allora una ragazza superba ed insensata! Amante degli abiti e delle galanterie; io amava il mondo e ciò che vi è in esso. Io stava in servizio con gente mondana, e mai ebbi la fortuna di essere in una famiglia dove l’adorazione ed il culto dì Dio fosse osservato, e dove fosse tenuto in conto l’anima della serva. Io mi credeva buona abbastanza per essere salvata; e