Pagina:Ricordi storici e pittorici d'Italia.djvu/200

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celli indigeni, ed assuefatti al sole come dice Eschilo; al basso caverne, grotte oscure, misteriose; sul dorso del colle una piccola città di aspetto gaio, con case bianche, mura alte e colla cupola di una chiesa; al basso ancora sulla zona ristretta della spiaggia, un piccolo porto per i pescatori, ed una fila di barche tirate a terra.

Suonavano le campane, allorquando approdammo alla spiaggia, ed una graziosa ragazza, figliuola di un pescatore, avvanzandosi nelle onde afferrò la barca, tenendola fissa alla riva, per modo che ci fu dato scendere a piedi asciutti. Nello spiccare un salto sul suolo di questa singolare isola di Capri, che io mi ero rappresentata le tante volte sotto il nordico mio cielo natìo, mi parve trovarmi in casa mia. Tutto era silenzioso e tranquillo; non si vedevano che un pescatore, due ragazzi i quali stavano bagnando presso uno scoglio, due giovanette sulla spiaggia, e tutto all’intorno rupi severe e tranquille. Ero giunto in una solitudine selvaggia e romantica. Da quella marina partiva un sentiero ripido e scosceso, il quale fra le mura di giardini, porta alla piccola città di Capri. Quei giardini aperti nei seni della rupe, sono piantati di viti, di olivi, di agrumi, ma la vegetazione appare meschina, tanto più all’occhio assuefatto a quella lussureggiante della Campania. Anche gli alberi a Capri sembrano eremiti.

Per un ponte di legno e per una vecchia porta si ha accesso alla cittaduzza, la quale desta tosto l’idea di un romitaggio dove regni la pace e la tranquillità, e dove non si conoscano bisogni. Alcuni abitanti stanno seduti sui gradini della chiesa, vestiti a festa ciarlando; parecchi ragazzi si stanno divertendo allegramente sulla piccola piazza davanti al tempio, la quale pare formata appositamente per i loro giuochi. Le case sono piccole, con i tetti a foggia di terrazzo, e posseggono quasi tutti una pianta di vite, la quale si arrampica per le mura.

Una stradicciuola angusta, la quale non fu mai percorsa da verun veicolo, vi porta alla locanda di Don Michele Pagano, di fronte alla quale sorge una stupenda palma. An-