Pagina:Rime (Cavalcanti).djvu/108

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L.


La pena, che sentì Cato di Roma
     in quelle secche de la Barberia
     lor ch'al re Giuba pur andar volia
     4vegiendo la sua giente istanca e doma,
non sembl'a me che fosse sì gran soma
     d'assai, mia donna, com'or è la mia:
     chè, se serpente e sete mal facia
     8lui ed a' suoi come Lucan li noma,
i' son punto e navrato * da colui
     che tutte cose mena a su' piacere
     11e face a qual si vuole adoperare.
Dunque più crudelmente può mal fare
     che l'altre cose, cui e' d à podere,
     amor che me conquide più ch'altrui.

Ferire - prov. : nafrar - ant, fran. : navrer, nafrer .


LI.


Diciendo i' vero altrui fallar non curo,
     ch'alcuna volta il dritto si ritrova:
     nè non conven già, che colui si mova
     4che fa 'l ver su' timon ; ma stea sicuro
che, sanz' irlo ciercando, vedrà puro,
     a chi l'avrà conteso, perder prova ;
     che non è or la mia sentenza nova
     8che 'l menzonier rimane in loco iscuro
a lungo andar con tutta sua menzogna;
     ma ben veden che sempre è avenuto
     11e similmente adiverrà ancóra.
E, quanto più di tempo il ver dimora
     ad apparir, tant'è colui tenuto,
     14che l'à nascosto, con maggior vergogna.