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256 rivista di scienza

«Ogni forma, originatasi per neoformazione d’un abbozzo interno, deve ritenersi come una specie; ogni altra, che deve le sue caratteristiche al modificarsi di abbozzi proesistenti, come una varietà»1.

Nel campo della zoologia non mancano le conferme di questi fatti scoperti per la prima volta nelle piante.

Il Lang, con esperimenti proseguiti per molti anni, ha verificate le leggi di Mendel incrociando due varietà di chiocciole (Helix), una a conchiglia chiara, di tinta uniforme, l’altra con fasciatura bruna. Recentissimi esperimenti d’ibridazione fra una razza bianca e una nera di Axolotl, nello stadio di Siredon, eseguiti dal Häcker, hanno pure pienamente confermate le leggi del Mendel.

Gli esperimenti di fecondazione incrociata fra la varietà albina del topolino domestico e quella giapponese dei così detti «topi danzanti» ci lasciano intravvedere la possibilità d’una nuova conferma; e sebbene non vi sia un completo accordo fra i vari autori sull’interpretazione dei fatti, questi mi sembrano tuttavia parlare chiaramente a favore, se non d’altro, della indipendenza dei singoli caratteri di razza2.

Il de Vries, in base all’esame della variabilità fluttuante e delle leggi dell’ibridismo, nega, come il Heincke, o per lo meno dice non dimostrata finora la possibilità d’una trasformazione delle specie elementari per selezione delle variazioni fluttuanti. La variabilità, egli dice, è uno stato, non un processo.

Ma a differenza del Heincke, egli spiega la formazione di nuove specie con un processo, che egli pel primo ha, se non scoperto addirittura, mosso in grande evidenza: quello delle mutazioni. In un dato momento della vita di una specie avviene che varii individui presentino ex abrupto dei nuovi caratteri, i quali si ripresentano costantemente nella discendenza. In una pianta esotica che cresce spontanea nei dintorni di Amsterdam, l’Oenothera Lamarckiana, il de Vries trovò varii individui in mutazione. Coltivati separatamente, questi mutanti dettero una discendenza in cui i nuovi caratteri si mantennero costanti. Egli potette così allevare per molte

  1. Mutationstheorie II, p. 644.
  2. Anche su questo punto si confronti l’art. citato del Lévy.